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La Distillazione
Il mondo dei distillati - come grappa, acqueviti di frutta, brandy, cognac, armagnac e calvados - rappresenta un universo ricco di storia, tradizioni e ingegno dell'uomo che nel corso dei secoli è riuscito a perfezionare un'antica tecnica con lo scopo di estrarre la parte più intima della materia per la produzione di essenze. La storia della distillazione è un'avvincente percorso fatto di intuizioni, di errori e progressi, fino ad arrivare ai giorni nostri dove l'abilità di sapienti maestri della distillazione sono capaci di ottenere prodotti e bevande di qualità e finezza elevatissime. La distillazione non è solamente il risultato dell'abilità di uomini di talento, ma anche il risultato che si ottiene dalle caratteristiche dell'apparecchio distillatore e il modo in cui viene utilizzato e - non da ultimo - la qualità e la natura della materia prima da distillare.
Breve Storia della Distillazione
Le origini della distillazione si fanno risalire a tempi piuttosto remoti e non è ancora chiaro come fu scoperta. È comunque probabile che l'invenzione della distillazione è da attribuire agli antichi Egizi o ai Persiani, i quali più tardi tramandarono queste loro conoscenze agli Arabi. Nonostante ancora oggi non sia chiaro quali materie si distillassero a quei tempi, è comunque appurato che la distillazione nacque per scopi alchimistici e per la produzione di medicinali e rimedi terapeutici. Le testimonianze scritte di alchimia e medicina sopravvissute fino ai giorni nostri descrivono minuziosamente la distillazione delle erbe officinali, il modo per ricavarne le essenze e il loro uso a scopi terapeutici. È appurato che gli Egiziani conoscevano la tecnica della distillazione già nel 4000 A.C. e Cleopatra, scienziato Egiziano e omonimo della celebre regina, descrisse nei suoi scritti gli alambicchi utilizzati a quei tempi e, in particolare, un tipo di distillatore con raffreddamento dei vapori ad aria, più tardi conosciuto con il nome di Crisopea di Cleopatra.
La diffusione della distillazione e dell'alambicco si deve probabilmente agli Arabi. Alcuni suppongono che la grappa - il celebre distillato di vinaccia Italiano - sia stata prodotta per la prima volta in Sicilia quando gli Arabi introdussero l'alambicco e da qui si diffuse in tutto il territorio Italiano. Ancora oggi l'influsso della cultura Araba nell'arte della distillazione è presente nel nome di due termini strettamente associati a questa pratica: alambicco e alcol. La parola alambicco deriva
infatti dall'Arabo Al-Anbiq, mentre alcol deriva dall'Arabo Al-Kulh. Con questo termine si indica la finissima polvere cosmetica utilizzata per disegnare il contorno delle sopracciglia e - per estensione - qualunque tipo di polvere impalpabile rappresentante la concentrazione di una materia, o nel caso dell'alcol, la quintessenza o spirito della materia fermentata da cui si produce.
Con i Romani l'alambicco viene perfezionato ed è proprio in questo periodo che si vede aumentare la quantità di materie da cui ottenere alcol e essenze: non solo erbe officinali ma anche vino, sidri di frutta e cereali fermentati. Con l'aumentare delle sostanze distillate, questa pratica non era più utilizzata per fini esclusivamente terapeutici e si comincia la produzione di distillati usati come bevande. Bisognerà attendere l'undicesimo secolo per trovare le prime testimonianze scritte sulla distillazione del vino e sulla concentrazione dell'alcol: regole che furono fissate dalla celebre Scuola Salernitana. Si può infatti affermare che lo sviluppo della distillazione del vino e della vinaccia ha beneficiato di un notevole contributo proprio dall'Italia. L'invenzione di nuovi e sofisticati alambicchi consentirà più tardi agli alchimisti di produrre la celebre aqua ardens (acqua ardente) - poiché quel liquido cristallino, simile all'acqua, era facilmente infiammabile - e l'aqua vitae, cioè l'acqua di vita.
La pratica della distillazione si diffonde rapidamente in tutta Italia e in Europa. Negli anni 1400 e 1500, testimoniato da diversi documenti dell'epoca, la distillazione delle vinacce e la produzione di grappa sono ampiamente praticate nel Friuli Venezia Giulia e in Veneto, e già a quei tempi il celebre distillato Italiano era esportato in diversi paesi Europei. Nel corso del Medioevo i distillati di vino ottengono una forte diffusione, in particolare in Germania, dove erano conosciuti come gebrandtwein (vino bruciato), termine derivante dall'Olandese brandewijn e che più tardi divenne brandy. Negli anni successivi la tecnica della distillazione pone maggiormente la sua attenzione sullo sviluppo di dispositivi capaci di aumentare la concentrazione dell'alcol e si dovrà attendere fino alla metà del 1600 quando Giambattista Porta inventò l'idra delle sette teste. Questo sistema non ebbe mai nessuna applicazione pratica, tuttavia grazie a questa idea, nel 1700 Boerhaave costruisce la prima colonna di distillazione che consentiva una maggiore concentrazione dell'alcol.
La costruzione degli apparecchi per la distillazione conoscerà un interessante sviluppo in Italia e in particolare per la produzione di grappa. Il sistema più comune per riscaldare la materia da distillare era rappresentato da una fonte di calore posta direttamente sulla caldaia contenente la materia prima. Questo sistema non consentiva un efficace controllo della temperatura con il rischio di bruciare le vinacce. Si iniziò quindi a proporre nuovi alambicchi in cui la caldaia con le vinacce da distillare non fosse a diretto contatto con il fuoco, introducendo quindi i classici alambicchi a bagnomaria e a caldaiette di vapore. Questo tipo di alambicchi consentiva la distillazione di materie prime con tempi piuttosto lunghi e al termine di ogni operazione era necessario scaricare il materiale esausto e ricominciare la procedura. Per limitare questo inconveniente, furono introdotti gli apparecchi continui - detti anche disalcolatori - che consentivano di distillare le vinacce e il vino senza interruzioni, riducendo i tempi di distillazione e aumentando la quantità di materia prima lavorata.
Tipi di Distillatori
La tecnica della distillazione si basa sul principio di portare ad ebollizione un liquido per poi successivamente raffreddare e concentrare i suoi vapori. Nel caso specifico delle acqueviti, il processo della distillazione consiste essenzialmente nella separazione e concentrazione dell'alcol.
Nonostante il principio su cui si basa la distillazione è unico, questo processo può essere realizzato con metodi diversi, ognuno dei quali con caratteristiche proprie e che influiscono sulle qualità organolettiche del prodotto finale. La distillazione è ottenuta attraverso l'uso di alambicchi le cui caratteristiche costruttive ne determinano il metodo. Nel corso dei secoli la distillazione si è sviluppata grazie ai progressi effettuati nella costruzione degli alambicchi e, in modo particolare, nelle soluzioni tecniche adottate per la concentrazione dell'alcol e per la conservazione delle qualità della materia da distillare.

Un alambicco, indipendentemente dal modo in cui è costruito, è composto da parti fondamentali che consentono di mettere in ebollizione la materia da distillare per poi provvedere al raffreddamento e alla concentrazione dei suoi vapori. Prima di elencare i tipi principali di alambicchi utilizzati per la distillazione di bevande alcoliche, è opportuno indicare questi componenti e la loro funzione. La fonte di calore ha il compito di riscaldare la materia prima fino a portarla a ebollizione; la caldaia (detta anche cucurbita) contiene la materia da distillare; il coperchio (detto anche duomo, capitello o elmo) che ha lo scopo di chiudere la caldaia e di iniziare la concentrazione e il raffreddamento dei vapori; il collettore (detto anche collo di cigno) che trasporta i vapori dalla caldaia al refrigerante; il refrigerante che ha lo scopo di condensare i vapori riportandoli al loro stato liquido e all'uscita del quale di ottiene il distillato.
Gli alambicchi si dividono in due categorie: continui e discontinui. I distillatori continui - detti anche disalcolatori - consentono una distillazione senza interruzioni, mentre nei distillatori discontinui è necessario dividere le fasi di lavorazione - ognuna di queste definita come cotta - in cui la caldaia dell'alambicco viene caricata con la materia da distillare, si procede con la sua distillazione e infine, dopo avere eliminato la parte esausta, detta borlanda, si ripete l'intero ciclo
di lavorazione. Nel distillatore continuo la materia prima viene continuamente immessa nell'impianto e sottoposta ad un flusso di vapore che estrae le componenti volatili. Il vapore alcolico viene quindi inviato alla colonna, che grazie alle sue caratteristiche provvede a concentrare l'alcol, e quindi attraversa il refrigerante che lo restituisce in forma liquida. Gli apparecchi continui consentono di lavorare grandi quantità di materia prima in breve tempo e restituendo un distillato privo di difetti. Nonostante i progressi tecnologici introdotti in questi apparecchi, il risultato non avrà la stessa personalità di quello ottenuto con i distillatori discontinui poiché le possibilità di intervento da parte del mastro distillatore sono limitate.
I distillatori discontinui sono quelli generalmente utilizzati dalle piccole distillerie dove la lavorazione è condotta con criteri artigianali in cui l'estro del mastro distillatore si esprime completamente. Caratteristica fondamentale del distillatore discontinuo è rappresentata dalla fonte di calore e dal modo in cui questa viene trasmessa alla materia da distillare. I distillatori discontinui si dividono in a fuoco diretto, a bagnomaria e a caldaiette a vapore. Nei distillatori a fuoco diretto la caldaia è messa a diretto contatto con il fuoco, rendendo il loro uso più difficile poiché il minore controllo che si ha sulla temperatura può bruciare la materia prima. Nei distillatori a bagnomaria, la caldaia è provvista di un'intercapedine nella quale scorre acqua o vapore. In questo modo è possibile un riscaldamento graduale e costante della materia prima evitando possibili bruciature. Il distillatore a caldaiette di vapore - attualmente il più diffuso in Italia per la
produzione di grappa - consente l'estrazione delle componenti volatili facendo attraversare la materia prima da un getto di vapore. Le caldaie di questi distillatori sono provviste di cestelli in cui si pone la vinaccia che sarà poi attraversata dal vapore. Indipendentemente dal modo in cui si provvede a riscaldare la materia prima, i vapori salgono verso il duomo del distillatore in cui si verifica la prima concentrazione alcolica, quindi immesso nel refrigerante che restituirà il distillato nella sua forma liquida.
La Distillazione
La distillazione con lo scopo di separare l'alcol da una materia prima - vinacce d'uva fermentate, vino o altre sostanze fermentescibili - si basa sempre sullo stesso principio. L'alcol etilico inizia a bollire - e quindi a evaporare - alla temperatura di 78,4°C mentre l'acqua a 100°C. Questi due fattori sono di primaria importanza poiché la materia da distillare non è composta esclusivamente da alcol, ma anche di acqua e altre sostanze. L'evaporazione delle componenti della materia prima avviene quindi a una temperatura compresa fra 78,4°C e 100°C, in accordo alla quantità di alcol presente. Maggiore sarà la quantità di alcol presente nella materia prima - e quindi minore la quantità di acqua - tanto più la temperatura di ebollizione si avvicinerà a quella dell'alcol. L'abilità del mastro distillatore consiste anche nel mantenere l'impianto alla giusta temperatura in modo da fare evaporare l'alcol e le sostanze aromatiche con la minore quantità d'acqua possibile. Il processo
di distillazione inizia riempiendo la caldaia con la materia prima e provvedendo al suo riscaldamento.
Il processo di distillazione consente l'evaporazione di diverse sostanze, fra queste anche quelle con qualità organolettiche sgradevoli e che saranno quindi eliminate in modo da non compromettere la qualità del distillato.

Questa operazione è definita come taglio di teste e code. Queste sostanze indesiderate hanno punti di ebollizione diversi dall'alcol etilico e dalle altre sostanze positive, pertanto la loro eliminazione è svolta attraverso un accurato controllo della temperatura. La prima parte di distillato prodotta dalla lavorazione prende il nome di testa ed è composta da sostanze sgradevoli e nocive - come l'alcol metilico - e pertanto è eliminata. La seconda parte del distillato prende il nome di cuore ed è costituito da tutte quelle sostanze la cui ebollizione avviene fra i 78,4°C e i 100°C, tutte considerate positive e determinanti per le qualità organolettica del distillato. La parte finale della distillazione - detta coda - è composta da sostanze la cui ebollizione avviene oltre i 100°C e che conferiscono al distillato aromi e sapori sgradevoli, pertanto è necessaria la loro eliminazione. È opportuno ricordare che molte di queste sostanze sono comunque trasportate dai vapori del cuore, pertanto sarà l'abilità del mastro distillatore ad assicurare che il distillato sia composto esclusivamente dalle sostanze buone. L'abilità del mastro distillatore - e la sua abilità nel tagliare le teste e le code - conferirà al distillato la sua personalità. Al termine della lavorazione il distillato sarà opportunamente stabilizzato - eventualmente fatto maturare in contenitori secondo la tipologia di bevanda da produrre - e ridotto alla gradazione alcolica desiderata.
I Difetti dei Distillati
Un distillato di qualità è, prima di tutto, un distillato senza difetti, senza elementi organolettici negativi tali da pregiudicare la percezione delle sue caratteristiche positive.
L'esercizio della degustazione organolettica e sensoriale dei distillati - esattamente come per il vino - richiede pratica, dedizione, concentrazione e la capacità di ricordare gli stimoli sensoriali in modo da poterli riconoscere e utilizzare nelle successive occasioni. Le finalità della degustazione sono molteplici: si può degustare un prodotto per le sensazioni piacevoli che questo può suscitare, si degusta per stabilire la qualità e la bontà di un prodotto oppure si degusta per stabilire, in un'ipotetica classifica di merito, quale fra tutti i prodotti sia il migliore, tanto per citare alcuni esempi.
Indipendentemente dalle ragioni per cui si degusta un prodotto - nel nostro caso un distillato - un fattore essenziale che determina la sua apprezzabilità è rappresentato dalla qualità, una caratteristica che, prima di tutto, si esprime nella mancanza - o nel minore numero possibile - di difetti tali da pregiudicare la percezione e l'apprezzabilità delle caratteristiche positive.

La capacità di sapere riconoscere i difetti nei distillati è essenziale poiché sono proprio queste qualità negative che rendono un prodotto mediocre e poco piacevole, una caratteristica che molto spesso si rileva in molte acqueviti. L'arte della distillazione è un processo il cui risultato è determinato da molti fattori, a partire dalla qualità della materia prima e della sua conservazione, al sistema di distillazione utilizzato, all'abilità e la maestria del distillatore, fino alle pratiche impiegate per conferire tipicità al distillato prima dell'imbottigliamento. Ognuna di queste fasi presenta delle condizioni critiche che spesso pregiudicano l'intera qualità di un distillato anche se - per molti degli inconvenienti di lavorazione - una nuova distillazione potrebbe risolvere il problema o comunque ridurne la gravità. Difetti che sono frequenti nei distillati di bassa e mediocre qualità e che pertanto è essenziale sapere riconoscere.

Una premessa fondamentale va fatta relativamente al calice utilizzato per la valutazione di un distillato. Uno dei difetti più frequenti che si rilevano nei distillati è quello della pungenza dell'alcol che tende a sovrastare tutte le altre qualità olfattive. A differenza di altre sostanze aromatiche, l'alcol è un elemento altamente volatile e che certamente non ha bisogno di incoraggiamenti particolari - per mezzo della forma del calice - per potere esprime la sua etereità e il suo aroma pungente. Essendo l'eccessiva pungenza dell'alcol un difetto, è bene ricordare che questa caratteristica è fortemente condizionata dalla forma e dal volume del calice. In un calice dalle grandi forme - come per esempio il tipico balloon a gambo corto, spesso consigliato per il servizio dei distillati maturati in legno - si esalta eccessivamente questa qualità, mentre in un calice a tulipano - più stretto e meno ampio - la stessa qualità sarà notevolmente attenuata. A titolo di esempio, si confronti l'impatto aromatico dell'alcol in un calice balloon e in un tulipano: la differenza sarà notevole e chiarirà immediatamente questo concetto.

Altra caratteristica fondamentale per il giusto apprezzamento dei distillati è la temperatura. Se è vero che un calice errato può esaltare eccessivamente la pungenza dell'alcol, lo stesso vale per le alte temperature. Con le basse temperature la pungenza dell'alcol sarà attenuata e più tollerabile, tuttavia saranno attenuate anche le altre qualità organolettiche, compresi gli eventuali difetti. Le temperature ideali di servizio dei distillati cambiano in accordo alla tipologia. Per le acqueviti non affinate in legno, come per esempio grappe giovani e acqueviti di frutta, la temperatura dovrebbe essere compresa fra gli 8° e i 12°C; i distillati maturati per breve tempo in botti di legno, fra i 14 e i 16°C; mentre i distillati maturati per lungo tempo in botti di legno si dovrebbero servire a 18°C.
Temperature superiori a queste esalteranno eccessivamente la pungenza e l'etereità dell'alcol, mentre temperature inferiori a 6°C renderanno i distillati un po' oleosi e grassi al gusto oltre ad attenuare - quasi completamente - la percezione olfattiva degli aromi. Altra pratica da evitare è il riscaldamento del calice e del distillato per mezzo di fornelletti o fiamme: in questo modo si esalterà l'etereità dell'alcol, si svilupperanno difetti di bruciato e il distillato perderà in finezza.
Difetti Visivi
Ogni acquavite appena distillata - raccolta subito dopo l'uscita del refrigerante dell'alambicco - è limpidissima, cristallina e priva di ogni difetto visivo, a patto che il distillatore abbia svolto un buon lavoro, ovviamente. Da questo momento in poi, l'aspetto del distillato può solamente peggiorare a causa dell'errata esecuzione delle procedure necessarie all'ottenimento dell'acquavite in accordo alla sua tipicità. Fra tutti i difetti che si possono riscontrare in un distillato, quelli relativi al suo aspetto sono da considerarsi molto rari, anche per merito delle diverse tecnologie che consentono eventualmente di rimediare a certi errori. Produrre un distillato limpido e cristallino - benché sia essenziale - non richiede quindi una particolare abilità, se non il corretto uso e la conoscenza delle pratiche necessarie per evitare la comparsa di difetti visivi. Per questo motivo, un distillato che presenti difetti nell'aspetto è da considerarsi di cattiva qualità, oltre a palesare la scarsa capacità del distillatore nel suo lavoro.

Un grave difetto è l'eventuale aspetto lattiginoso tale da pregiudicare - anche minimamente - la trasparenza. I distillati, appena prodotti dall'alambicco, hanno volumi alcolici piuttosto elevati - anche fino a 86% - e pertanto, per renderli adatti al consumo, si provvede a un'opportuna riduzione di grado. Quest'operazione - svolta aggiungendo acqua distillata - rende velato o lattiginoso il distillato e sarà quindi necessario eliminare questo difetto mediante un'opportuna refrigerazione
seguita da un filtraggio. Questa operazione restituisce al distillato la sua originale trasparenza. Per quanto riguarda il colore, i distillati giovani non maturati in legno saranno sempre incolori e trasparenti come l'acqua: eventuali sfumature o colorazioni gialle sono da considerarsi difetti. Il colore dei distillati maturati in contenitori di legno è così variabile che è piuttosto difficile - e opinabile - parlare di difetti, poiché questa qualità potrebbe corrispondere alle caratteristiche desiderate dal produttore. Ricordiamo che l'uso di caramello per aumentare l'intensità del colore nei distillati è lecito in molti casi, tuttavia un'acquavite maturata per pochi mesi o pochi anni in botte e che mostri un colore piuttosto carico potrebbe indicare l'impiego di un'eccessiva quantità di caramello. Non proprio un difetto, ma certamente una scelta discutibile per fare apparire un distillato più vecchio di quello che è in realtà.
Difetti Olfattivi

Se è vero che è difficile trovare un distillato che presenti difetti nel suo aspetto, lo stesso non si può dire per le qualità olfattive. Infatti è proprio negli aromi che si trovano più frequentemente i difetti dei distillati, ed è proprio nelle caratteristiche olfattive di un distillato che si comprendono in larga parte la qualità della materia prima e la bravura del distillatore. L'arte della distillazione può apparire come un processo semplice: in fin dei conti è sufficiente riscaldare la materia prima fermentata e attendere l'uscita del distillato dall'alambicco. Nonostante la semplicità con cui si può riassumere la distillazione, in realtà questo è un processo estremamente delicato e critico in cui serve tutta la bravura e la maestria del distillatore per ottenere un prodotto di elevata qualità, prima fra tutte, l'assenza di difetti. Ed è proprio la capacità di produrre un distillato privo di difetti che rende la distillazione sia una nobile arte sia un processo complesso, in cui trascurare anche un minimo dettaglio significa compromettere il risultato finale. Un effetto che, per primo, svilisce la parte più piacevole di un distillato - gli aromi - e non da ultimo, il suo gusto.

Uno dei difetti più frequenti nei distillati è l'eccessiva pungenza dell'alcol, una caratteristica che, oltre a coprire gli altri aromi, può provocare anche sensazioni dolorose durante l'esame olfattivo. A questo proposito, è opportuno ricordare che la quantità di alcol etilico nei distillati può rappresentare circa la metà del volume, pertanto la pungenza dell'alcol sarà sempre presente, pur tuttavia con intensità diverse. Va ricordato inoltre che il difetto della pungenza - oltre che dall'alcol - è accentuato anche da altre sostanze volatili. Per questo motivo, il difetto della pungenza, purtroppo frequente in molti distillati, è indice di una cattiva distillazione oltre che di una cattiva conservazione della materia prima.

Fra i principali difetti olfattivi dei distillati si ricordano:
Odore di Teste - è il risultato dell'errata separazione della prima parte della distillazione, detta testa. Si riconosce per la tendenza del distillato a sviluppare aromi che ricordano l'aceto a causa della presenza di aldeide acetica e acetato di etile
Aceto - si manifesta con un chiaro e forte odore di aceto a causa di un'eccessiva presenza di acetato di etile e di aldeide acetica. Altra causa di questo difetto è l'impiego di una materia prima alterata da batteri acetici che hanno quindi prodotto aceto
Bruciato - si avverte per un chiaro odore di bruciato a causa di un eccessivo riscaldamento della materia prima in fase di distillazione. Nei distillati maturati in legno può essere anche segno dell'impiego di botti che hanno ricevuto un grado di tostatura molto elevato. Questo difetto può inoltre ricordare l'odore acre del fumo, da non confondere con l'eventuale e piacevole aroma di affumicato
Muffa - l'odore di muffa può essere causato da molti fattori, come l'impiego di materia prima alterata da muffa, l'uso di un alambicco sporco e, infine, l'impiego di botti sporche o attaccate dalla muffa
Uova Marce - questo difetto si può riscontrare nelle grappe prodotte con vinacce che hanno subito una fermentazione anomala e nelle quali si sono sviluppati mercaptani e idrogeno solforato
Caprone - questo difetto colpisce in genere le grappe le cui vinacce hanno subito alterazioni in fase di fermentazione dando luogo allo sviluppo di acido butirrico e butirrato di etile, producendo uno sgradevole odore simile al rancido
Crauti - si può talvolta rilevare nelle grappe le cui vinacce hanno subito alterazioni proteiche prima della distillazione
Cera, Sudore - quando è rilevato nelle grappe può essere indice di cattiva conservazione delle vinacce, tuttavia questo difetto è anche causato da un'errata distillazione - in particolare nell'errato taglio della coda, cioè la parte finale del distillato - così come da un'errata procedura di refrigerazione durante la stabilizzazione
Rancido - è un difetto che si può riscontrare nei distillati prodotti con materie prime solide - grappa e acqueviti di frutta - e sono indice di alterazione delle vinacce o della materia prima
Ossidato - difetto che si riscontra nei distillati maturati in botti non completamente piene, lasciando quindi notevoli quantità di ossigeno all'interno. Questo difetto si riscontra inoltre nei distillati conservati per lungo tempo in bottiglie aperte e non completamente piene.

Difetti Gustativi
I difetti dei distillati si esprimono spesso anche nel gusto e - esattamente come i difetti olfattivi - compromettono la qualità e la piacevolezza di un'acquavite. Proprio come per gli aromi, anche nel gusto l'irruenza dell'alcol può compromettere la qualità di un distillato e, quando è eccessiva, questa si considera come un difetto. I distillati contengono quantità elevate di alcol e pertanto l'effetto bruciante che si sviluppa in bocca dopo la sua introduzione è normale. Tuttavia lo sviluppo di questa qualità tattile non è la stessa in tutti i distillati - accentuata anche da altri componenti - e in un buon distillato la pungenza bruciante dell'alcol dovrebbe manifestarsi all'inizio per poi dissolversi rapidamente consentendo agli altri sapori di svilupparsi. Anche in questo caso, la mancanza di difetti gustativi indica la bravura e l'abilità del distillatore nella lavorazione delle materie prime. Di seguito sono riportati i difetti gustativi dei distillati più frequenti.

Sapore di Teste - causato da un'eccessiva quantità di aldeide acetica e acetato di etile, si riconosce al gusto per le sensazioni acetose che provoca in bocca. Indica un'errata separazione della testa durante la distillazione
Sapore di Code - si riconosce al gusto per una spiccata sensazione oleosa del distillato. Anche in questo caso è dovuto a un'errata separazione della parte finale dal cuore del distillato
Amaro - nonostante il gusto amaro sia presente in tutti i distillati, questo dovrà essere sempre in quantità minime e comunque in armonia con tutti gli altri sapori. Quando il sapore amaro è eccessivo e compromette l'armonia del distillato, soprattutto dopo la sua deglutizione, è da considerarsi un difetto. Le cause possono essere diverse: eccessiva quantità di componenti chimici a gusto amaro, eccessiva quantità di polifenoli ceduti dal legno, cattiva qualità del caramello usato per intensificare il colore
Acido - nei distillati si trovano molte sostanze a gusto acido, tuttavia l'alto contenuto di alcol riesce a bilanciare la loro percezione tanto da fare sembrare l'acquavite priva di ogni sapore acido.
Quando il sapore acido è chiaramente percettibile, questo indica un difetto generalmente causato dall'errata separazione della coda dal cuore del distillato Metallico - è un difetto che si può riscontrare nelle grappe giovani e che generalmente tende a scomparire con l'affinamento. Questo difetto è generalmente causato dall'eventuali cessioni di rame dell'alambicco durante la distillazione
Legnoso - molti distillati sono fatti maturare in botte, tuttavia i caratteri tipici del legno dovranno essere bilanciati e armonici con tutte le altre qualità organolettiche. Quando i sapori tipici del legno sono presenti in quantità eccessiva, compromettendo la percezione degli altri aromi e sapori, si considera un difetto. La causa è dovuta alla presenza eccessiva di polifenoli ceduti dal legno e di tannini grossolani, così come da periodi di maturazione troppo lunghi e da botti nuove costruite con legno non adatto a questo scopo .

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